Martedì, 17 Settembre 2019

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Vendita diretta. Le precisazioni del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali

12 ottobre 2015   

 

Il 7 agosto, 2015, il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ha inviato al Ministero dello Sviluppo Economico e, per conoscenza, all`Associazione Nazionale Comuni Italiani, una nota (n. 2855) in materia di attività di vendita diretta su aree private di cui gli imprenditori agricoli abbiano la disponibilità, fornendo un nuova interpretazione della materia

Il Mipaaf ha affermato che l`attuale formulazione dell`articolo 4 del D.Lgs. 228/2001, "non pone alcun limite all`esercizio della vendita diretta nel territorio della Repubblica su superfici private all`aperto ovunque esse siano ubicate purché delle stesse l`imprenditore agricolo abbia la legittima disponibilità", fermo restando l`obbligo di rispettare le norme vigenti in materia igienico-sanitaria.

Come noto, l`art. 4 del D.Lgs. 228/2001, prevede la possibilità che gli imprenditori agricoli esercitino la vendita diretta al dettaglio dei prodotti provenienti in prevalenza dalle proprie aziende in tutto il territorio della Repubblica. La disposizione, inoltre, prevede che: "per la vendita al dettaglio esercitata su superfici all`aperto nell`ambito dell`azienda agricola, nonché per la vendita esercitata in occasione di sagre, fiere, manifestazioni a carattere religioso, benefico o politico o di promozione dei prodotti tipici o locali, non è richiesta la comunicazione di inizio di attività".

Il Mipaaf ritiene, infatti, che la possibilità di esercitare la vendita diretta "in tutto il territorio della Repubblica", come previsto dalla norma, non possa essere limitata da una lettura restrittiva dell`articolo 4, che contrasterebbe con il principio costituzionalmente tutelato di libertà di iniziativa economica privata (art. 41 Cost.).

Sostiene, inoltre, che poiché l`art. 2555 del Codice civile definisce "azienda" il "complesso di beni organizzati dall`imprenditore per l`esercizio dell`impresa", debbano essere ricompresi nella stessa anche i terreni che si trovino nella disponibilità dell`imprenditore agricolo in virtù di un titolo legittimo, anche quando si tratti di terreni diversi da quelli sui quali si è svolta l`attività di produzione.

A supporto della propria interpretazione il Mipaaf richiama, inoltre, la giurisprudenza del Consiglio di Stato, che ha affermato che "è infatti nozione giuridica comune che nell`ambito dell`azienda (art. 2555 c.c.), che costituisce un complesso di beni organizzati dall`imprenditore per l`esercizio dell`impresa, non sia necessario che rispetto ai beni tutti sussista il diritto di proprietà: necessario e sufficiente perché un bene sia aziendale è la sua destinazione funzionale impressa dall`imprenditore, mentre è irrilevante il titolo giuridico (reale o obbligatorio) che legittima l`imprenditore ad utilizzare il bene nel processo produttivo" (Consiglio di Stato, sezione V, 18 giugno 2008, n. 3029).

La nota è stata trasmessa per conoscenza all`ANCI affinché sia resa disponibile alle Amministrazioni comunali.

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